Carlo-tra-i-tetti

Firenze, prima del diluvio.

Cinquant’anni fa, la catastrofica alluvione di Firenze. Carlo Coccioli ne fece una cronaca n presa diretta: drammatica, piena di dolorosa passione ma anche di sferzante ironia e schietta vis polemica, in “Novembre 1966. Non è successo niente”. Per farsene un’idea, ecco la conclusione delle pagine scritte la mattina del 4 novembre e intitolate shakespearianamente MOLTO RUMORE PER NULLA:

“Chi ha avuto ha avuto, chi ha perso ha perso, chi è affogato è affogato, chi ha arraffato ha arraffato, chi s’è bagnato s’asciughi: punto e basta, qui unn’è successo niente. Ammettendo per assurdo che sia avvenuta davvero, l’inondazione d’altronde non ci avrebbe procurato che gioie e soddisfazioni insigni. Siamo stati soli soli durante due giorni, il che è pur sempre – filosoficamente – un beneficio impagabile. Abbiamo bevuto milioni di triangolucci di latte: il latte fa bene alla salute. Le immersioni nel fango sono eccellenti per i dolori reumatici. I «capelloni» hanno salvato la Cultura salvando i volumi della Biblioteca Nazionale. Franco Zeffirelli ha consacrato Firenze a Mrs Smith: viva la nostra simpatica madrina di diluvio, viva la fata madrina! In Messico stanno facendo collette davanti alle chiese. Perfino dal remoto Sud-Africa ci hanno mandato vitamine. Bargellini è stato proclamato «cuore d’oro 1966». La Camera di Commercio ha distribuito un’ingente quantità di biglietti da mille. Le cantine sono state ripulite dalla secolare sporcizia. Il Papa è venuto a farci visita, il che non è poco. Tutti affermano che siamo stati bravissimi, tanto coraggiosi, così abnegati; forse un pochino più annegati che abnegati, ma via, cosa vuol dire? Il Santo Padre ha pronunciato un discorso stupendo, ha avuto addirittura la bontà d’insinuare che siamo l’ombelico del mondo. E in un certo senso lo siamo, no?…Con il che si dimostra che anche a Firenze, come a Napoli e nel resto d’Italia, tutto finisce a tarallucci e vino. Quanto poi alla causa di tanto rumore per nulla, è stato ampiamente provato che l’Arno vuol bene a Firenze, un bene pazzo: eh, meno male che ci s’ha l’Arno!”

 

 

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